L’universo narrativo surreale di Tricolore sulla galassia

Come sarebbe il cosmo se a viaggiare per le galassie non fossero i soliti eroi, ma… gli italiani?

Ecco l’idea da cui prende il via Tricolore sulla galassia, di Stefano Tonietto, quinto volume della collana «Aritmie» e primo capitolo del surreale e spassoso Ciclo della Propulsione a Pasta. Un’idea surreale e divertente che dà vita a un universo narrativo fuori dagli schemi, dove la comicità incontra la critica sociale e il linguaggio si fa gioco.

Tonietto costruisce un mondo dettagliato e coerente, arricchito da un Glossario che raccoglie neologismi, riferimenti storici alternativi e consuetudini socio-politiche immaginarie. Con un linguaggio volutamente esagerato e stravagante, l’epica spaziale si colora così di provincialismi, accenti regionali e abitudini irresistibilmente riconoscibili che rendono l’universo del racconto vivido e originale. Ma dietro l’assurdo, c’è anche la volontà di riflettere, e far riflettere, su ciò che rende umani, oggi come domani.

Siamo nel XLII secolo, a bordo dell’incrociatore stellare Sant’Antonio di Padova, lungo 218 chilometri e suddiviso in 65 livelli, abitato da umani, alieni e razze artificiali. Nonostante i viaggi interstellari e le tecnologie avanzate, i problemi sembrano ancora quelli di oggi: disuguaglianze sociali, razzismo, burocrazia farraginosa e un sistema pubblico fragile. Solo che tutto avviene nello spazio e con uno stile che mescola ironia, parodia e un pizzico di demenzialità. 

Pur facendo largo uso del paradosso, Tricolore sulla galassia racconta un’umanità che, nonostante i progressi tecnologici, continua a inciampare nei propri limiti, nelle proprie ossessioni e nelle proprie debolezze. In questo, si avvicina per spirito alle opere di Terry Pratchett, con cui condivide l’umorismo surreale e la capacità di usare l’assurdo come lente per osservare la realtà. È una lettura ideale per chi ama le storie fuori dal comune, capaci di coniugare il fantastico con il quotidiano e la risata con la critica.