A volte la realtà sembra spingersi talmente oltre da sembrare già una parodia di se stessa. Basta guardarsi intorno per accorgersene: il confine tra il serio e il grottesco si assottiglia ogni giorno di più, e ciò che ieri sembrava fantascienza oggi è routine. È proprio su questa sottile linea che si muove Siamo uomini o topi? Venticinque storie dall’altrove di Roberto Barbolini, un libro che usa l’assurdo come lente per osservare il mondo contemporaneo e le sue contraddizioni. Venticinque racconti in cui il comico e il tragico, il fantastico e il quotidiano, si intrecciano in un continuo gioco di specchi, dove niente è come sembra e nessuno ne esce davvero indenne.
Con una scrittura brillante e piena di invenzioni, Barbolini mette in scena un altrove popolato da creature improbabili e situazioni al limite del surreale: animali mezzo faina e mezzo uccello, pianoforti alimentati da gatti, e resti di un Grande Unicorno Gonfiabile sopravvissuto all’era del Plasticene. In questo universo bizzarro, la satira si mescola alla fantascienza, la parodia alla filosofia, e il risultato è un caleidoscopio di storie che divertono e, quasi senza preavviso, fanno riflettere.
Ogni racconto è una piccola trappola narrativa, dove il lettore si ritrova prima a sorridere delle stranezze del mondo inventato e poi a riconoscere, in controluce, quelle del proprio. Ci sono quiz televisivi per aspiranti immortali, oracoli elettronici che decidono il destino dei cittadini, e un futuro che sa fin troppo di presente. Come un Ray Bradbury intrappolato in un laboratorio di ironia patafisica, Barbolini trasforma la letteratura fantastica in un gioco di specchi: dietro ogni trovata assurda si nasconde una domanda seria, dietro ogni risata un piccolo brivido di consapevolezza. E così, tra un colpo di scena e un sorriso, ci si ritrova a chiedersi davvero: siamo uomini o topi?